BORSADOMANI REPORT SPECIALE FIAT

IL PIANO FIAT  : REPORT SPECIALE

PREMESSA

In questi giorni tutti si adoperano nell’indicare quali siano le prospettive dell’economia e della borsa per l’anno che sta per iniziare e tutti sono concordi che la ripresa sia ormai definitiva e che dal tunnel della deflazione e della crisi siamo già usciti. Ma quale prezzo abbiamo dovuto pagare ?

Dal piano Fiat per il prossimo biennio, che di seguito riassumiamo, appare evidente che l’elemento base è la riduzione della forza lavoro; cosa comune a tutte le altre economie occidentali che, senza mezzi termini, hanno mandato a casa centinaia di migliaia di persone. Il conseguente abbattimento dei costi è stata la prima molla che ha consentito la ripresa. Il resto lo illustreremo nei prossimi servizi.

Ul piano industriale FIAT

Il piano che Sergio Marchionne presenta a governo e sindacati è davvero chiaro. La Fiat è disposta a rilanciare la produzione di auto in Italia fino a quota 1 milione di pezzi in tre anni. Si dice pronta a mettere sul tavolo 8 miliardi di euro di investimenti nei prossimi due anni. Conferma la produzione per Mirafiori e Melfi; Pomigliano d’Arco subirà una profonda ristrutturazione per ricevere le linee della Panda; alla ex-Bertone arriveranno due modelli di derivazione Chrysler.

Confermatissimo, però, anche lo stop della produzione di auto a Termini Imerese alla fine del 2011. Una scelta inevitabile, spiega Marchionne, secondo cui «l’unico modo per rendere competitiva quella fabbrica sarebbe spostare la Sicilia». Nella determinazione dell’azienda non si intravede alcuno spiraglio. Tanto che l’ad del Lingotto arriva perfino a dire che la Fiat «è pronta a mettere a disposizione lo stabilimento», se arriverà un progetto credibile e serio.

Un piano, quello presentato da Marchionne a ministri e sindacalisti presenti, che sostanzialmente non contiene né alternative né subordinate. Che anzi viene descritto come carico di scelte di «responsabilità sociale», lontane dalla logica secca di convenienza economica che volendo richiederebbe azioni ben più drastiche per far felici gli analisti finanziari e gli azionisti. Un piano accompagnato da molte slides, che il manager di Fiat Group ha descritto in un intervento di oltre un’ora, e che è stato accolto criticamente dai sindacati (ma i leader di Cisl e Uil non hanno proprio alzato le barricate). Scajola «apprezza» «la volontà della Fiat di rilanciare la centralità dell`Italia aumentando del 50% la produzione nel nostro Paese, come il governo aveva chiesto».

L’acquisto di Chrysler è stato strategico per la Fiat, e consentirà sinergie e sviluppi importanti, come i due modelli che saranno prodotti alla ex-Bertone di Grugliasco (su un totale di 11 nuovi modelli nel biennio, nessuno di questi elettrico).

Ma il problema è noto: la ristrutturazione ed il rilancio passano 22.000 dipendenti italiani in cinque fabbriche producono più o meno le stesse auto che escono da una sola in Polonia (6.100 dipendenti) o in Brasile (9.400). «Dobbiamo affrontare il problema di petto, da quello che decideremo dipende il nostro futuro. Se non ce la facciamo sarebbe una rovina», spiega. Dunque, addio Termini, dal dicembre 2011: «lo stabilimento è in perdita, oggi non possiamo più permettercelo». La Fiat è pronta a discutere una «proposta di riconversione» sia con la Regione Sicilia che con gruppi privati, persino mettendo a disposizione lo stabilimento.

Mirafiori continuerà con i modelli attuali, lo stesso Melfi, Cassino aggiungerà la Giulietta. Pomigliano, invece, «così non può reggere», fa macchine non incentivate e nel 2009 ne ha prodotte solo 36.000 avendo una capacità per 240.000. L’unica soluzione è portare la nuova Panda, che verrà tolta alla fabbrica in Polonia (che a sua volta prenderà la nuova Ypsilon scomparsa da Termini). Se ne faranno tante, ma per 2-3 anni a Pomigliano si produrrà poco. Ci sarà aggiornamento, riqualificazione, ma tanta cassa integrazione per gli operai, e l’azienda chiederà al sindacato molta flessibilità.

Marchionne ricorda che la Fiat ha usato al massimo gli ammortizzatori sociali, ma che i concorrenti hanno licenziato senza troppi complimenti. Infine, alcune puntualizzazioni «per fare chiarezza su pregiudizi radicati ma infondati». Per adesso gli incentivi per gli acquisti li ha anticipati la Fiat; l’azienda ha incassato contributi pubblici per 600 milioni e ha investito 16 miliardi. E per giunta ha versato molti più contributi per la Cig di quanto ne abbiano presi i lavoratori in cassa integrazione.

Comclusioni

Il piano di rilancio di FIAT, come era nelle attese, ricalca gli analoghi piani messi a punto nelle altre industri auto del mondo e cioè che la ristrutturazione passa attraverso la riduzione della forza lavoro. Questa strada non aveva e non ha alternative, mentre alla politica spetta il compito di adeguare tale piano alla realtà sociale in cui viviamo, con il coinvolgimento fi partner nazionali od estere in grado di esprimere iniziative tale da riassorbire la forza lavoro, oggi in esubero nel settore auto.

Concludiamo confermando la nostra indicazione operativa di FIAT come titolo da inserire nel proprio portafoglio di medio peridodo e nel contempo formuliamo i nostri più fervidi auguri di buone Feste per abbonati e lettori ed a risentirci dopo il Santo Natale.

Ricordiamo a coloro il cui abbonamento è scaduto di rinnovarlo.

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