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GENERALI VENEZIA FIAT & MEDIOBANCA

PROPONIAMO UNA MISCELLANEA DI REPORT PUBBLICATI NEL CORSO DELL’ESTATE DETTATI DA UN’IPOTESI CHE, A QUANTO PARE, SI STA DIMOSTRNADO VEROSIMILE E GLI APPETITI VERSO IL LEONE DI TRIESTE TENETERANNO DI BUTTARE PER ARIA GLI EQUILIBRI CHE NE GOVERNANO L’ASSETTO DA OLTRE MEZZO SECOLO

PARTE PRIMA:
Dall’Impero Asburgico al terzo millennio

UNA PREMESSA NECESSARIA

E’ trascorso oltre un decennio dall’ultima volta che abbiamo avuto modo di parlare delle GENERALI ASS. nei nostri Servizi di Consulenza operativa sulla borsa.
Tuttavia non è mai stata una dimenticanza, ma una precisa scelta, basata su una considerazione che, a prima vista, può apparire banale: il piccolo risparmiatore che si cimenta con l’operatività borsistica non ha certamente bisogno di un consulente(che bisogna pagare) per acquistare GENERALI VENEZIA.
Lo fa da solo, se non si hanno mire di speculazioni differenziali (trading continuo per capirci) lo può fare da solo, anche perché per comprare GENERALI, non c'è alcun bisogno di consulenti. Il rischio di sbagliare é pressoché inesistente.
TRA STORIA E PREISTORIA
Il titolo del Leone esordì nella borsa milanese nel 1924 e da allora ad oggi sono passati poco più di 80 anni; ma la storia di questa straordinaria Compagnia assicurativa ebbe inizio circa un secolo prima, quando ancora i Savoia non avevano nemmeno fondato il Regno d’Italia.
La Compagnia di ASSICURAZIONI GENERALI DI VENEZIA E TRIESTE, venne fondata nel 1831, quando Trieste era sotto l’Impero Austro-Ungarico ed infatti il capitale allora versato per la costituzione era proprio di 2 milioni di scellini austriaci.
La Compagnia infatti, dalla fondazione e fino alla guerra del 1915-1918, è rimasta austriaca. Vista così Generali rappresenta una specie di preistoria del mercato finanziario italiano che nacque dopo la nascita della nostra Nazione, nel 1860. Quotata nel 1924 alla borsa di Milano, la sua è stata una storia di crescita a livello mondiale, tanto che alla fine degli anni ’30 la Compagnia aveva raggiunto i quattro angoli del pianeta: oltre che in Europa, era presente nelle Americhe e, soprattutto, nell’est Europeo che, per quei paesi, Trieste era la porta del Mediterraneo.
Russia, impero austro-ungarico, Mitteleuropa, Cina e Giappone, erano le aree geografiche presidiate da società o filiali del Leone di Trieste. La seconda guerra mondiale e la successiva divisione del mondo in due blocchi, rischiarono di essere fatali alle Generali che dovettero accusare la perdita, senza alcuna contropartita, del grande patrimonio immobiliare che possedevano nei paesi dell’area comunista, Cina compresa.

GENERALI IERI ED OGGI
La storia la fanno gli uomini e, se le Generali sono oggi la grande Compagnia assicurativa che conosciamo, lo si deve ad un uomo che, oggi, pochi ricordano: CESARE MERZAGORA. Senza di lui forse le Generali non avrebbero avuto la forza di superare la catastrofe dell’occupazione comunista dell’est europeo. Ma chi era Cesare Merzagora? Uomo dell’industria e del capitalismo italiano, approdò alla politica attraverso un controverso rapporto col fascismo, sul finire degli anni Trenta; seguì l’esperienza della lotta partigiana, l’impegno politico nel partito liberale, rappresentante di quel “quarto partito”, quello dei produttori e dei capitalisti, che ebbe posizioni di responsabilità nel IV governo De Gasperi.
Presidente del Senato dal 1953 al 1967. Nominato Senatore a vita ,nel 1968 si distaccò dalla politica e ritornò all’economia ed alle sue amate Assicurazioni Generali, fino al 1979, attuando quella profonda fase di trasformazione che poi, i suoi successori Enrico Randone ed Alfonso Desiata, portaromnno a compimento. Il traghettamento della Generali di ieri a quella di oggi è dovuto a questi personaggi che, nella storia della finanza italiana, hanno introdotto lo stile Generali, fatto di fedeltà all’azienda, di discrezione e di sacrificio.
Oggi, sulla scia della loro opera, la Compagnia del Leone è tornata protagonista nel mondo ed è ritornata in quelle zone del pianeta da dove, dall'avvento del comunismo, era stata drammaticamente estromessa. Il controllo della società è stato un problema che si è trascinato per lunghi decenni e che, anche oggi, è di attualità e per alcuni fatti venuti alla ribalta in questi giorni, ci impone di allargare l'analisi a fatti accaduti lontani nel tempo, ma oggi ancora di attuale importanza.

LE GENERALI ED IL CAPITALISMO ALL' ITALIANA
Per singolare coincidenza questo report sulla Compagnia assicurativa, coincide mentre infuria la polemica su TELECOM. La singolarità delle due situazioni è costituita dal fatto che, entrambe queste società sono figlie di quel capitalismo all'italiana, che è stato il sistema politico- economico che ci ha governato dagli anni 30 fino ai nostri giorni.
Proprio in quegli anni per far fronte a quella che viene definita crisi mondiale del 1929, nel 1930 Mussolini, su indicazione di Alberto Beneduce e Domenico Menichella, costituì l’IRI ( Ist.di Ricostruzione Industriale) per salvare banche e industrie (quelle poche allora esistenti) dalla crisi economica mondiale che aveva colpito tutte le nazioni del globo, ed in Europa pesantemente la Germania. Costituito come organo straordinario e temporaneo, diventò permanente e sempre più importante e la sua crescita continuò anche dopo il conflitto mondiale.
E così nel 1937 lo stato italiano si trovava quindi a controllare ampie porzioni dell’industria nazionale e del sistema creditizio, in particolare nei settori ad alta intensità di capitale con imprese di grandi dimensioni.
In particolare 100% della siderurgia bellica (Terni, Ansaldo, Cogne)
40% della siderurgia comune
80-90% delle costruzioni navali
30% dell’industria elettrica 25% dell’industria meccanica
20% dell’industria del rayon
15% dell’industria chimica
15% dell’industria cotoniera
80% del settore bancario (le tre principali banche italiane: COMIT, CREDIT e Banco di Roma ).
Nel dopoguerra l’Iri allargava la sua sfera di intervento diversificando la propria presenza in molteplici settori dell’economia italiana, ma soprattutto assumendo un ruolo fondamentale nella politica economica; le partecipazioni statali sono infatti protagoniste dei nuovi complessi obiettivi delle politiche keynesiane e di indirizzo del mercato (riequilibri settoriali, riequilibrio nord-sud, gestione anticiclica della spesa pubblica), fino all’assunzione di oneri generali come la politica dell’ occupazione e di investimenti in localizzazioni industriali svantaggiose. Sulla strada della modernizzazione e della competitività del sistema industriale sono molto importanti i risultati conseguiti nel settore siderurgico a ciclo integrale e le prime realizzazioni nel settore energetico.
Nel 1950 avvia il programma per la costruzione della rete autostradale con la costituzione della Società Autostrade, potenzia il settore navale e quello telefonico. Inoltre crea tre nuovi campi di attività diretta: la radiotelevisione con l’Eiar (che diventò poi la Rai), i trasporti aerei con l’Alitalia e la produzione del cemento con la Cementir.

MEDIOBANCA: L'IRI DEL CAPITALISMO DELLE FAMIGLIE
Nel 1946 nasce, come contraltare all’IRI, in quella officina di idee che era allora la COMIT guidata da Raffaele Mattioli, MEDIOBANCA che, nelle prime intenzioni doveva curare il credito a medio termine per finanziare la crescita delle società industriali ed alla cui guida chiamò un piccolo e fragile giovane siciliano, marito della figlia, Enrico Cuccia, guida che ha mantenuto fino alla sua morte.
Fin dalla sua origine Mediobanca ha rappresentato una specie di Circolo Pickwuich degli squattrinati rampolli dell'industria, dove tutte le più strampalate problematiche finanziarie trovavano soluzione ad opera di quell'architetto di ingegneria finanziaria che fu’, per tutta la vita, Enrico Cuccia.
Il capitalismo senza capitali, tipico della finanza e dell'industria italiana, ha radici lontane e ci meraviglia che gente che viene dal passato, come è l'attuale classe politica (soprattutto DS e ex DC) non deve strillare meraviglia perchè questo sistema è figlio legittimo del compromesso storico, sancito, nel 1960, tra comunisti e democristiani.
Come l'Iri curava le aziende a partecipazioni statali, così Mediobanca faceva per quelle poche, ma importanti, aziende familiari tra cui spiccavano FIAT, PIRELLI, MONTEDISON, SNIA VISCOSA, FONDIARIA e, soprattutto,GENERALI VENEZIA, senza trascurare MARZOTTO, FALCK ed altri. Tutti ruotavano intorno a via Filodrammatici, oggi piazzetta Cuccia.
Il controllo di MEDIOBANCA era affidato alle tre BIN (Banche d’interesse Nazionale) COMIT, CREDIT e BANCO DI ROMA. Ma ci fermiamo qui altrimenti bisognerebbe scrivere un libro che, sicuramente, in pochi leggerebbero. L'IRI ha cessato ufficialmente di esistere nel 2000, Cuccia è morto da qualche anno, Mediobanca resiste e soprattutto resiste la sua "presa" su GENERALI.

L’IRI E’ SPARITA SOLO SULLA CARTA...
La cosiddetta pseudo (e malfatta) stagione delle privatizzazioni si è conclusa ufficialmente nel 2000, anno in cui l’IRI venne ufficialmente sciolta. Da questo a concludere che la presenza dello Stato nell’economia sia cessata ce ne corre, perché lo Stato controlla ENI,ENEL,SAN RETE GAS; TERNA e tutte le aziende del gruppo FINMECCANICA, solo per fare degli esempi.

...MENTRE IL SISTEMA MEDIOBANCA SOPRAVVIVE
Il sistema Mediobanca, quello che si fonda csui patti di sindacato, ancora sopravvive. Questo tipo di assetto di controllo se venisse realizzato negli Stati Uniti, finirebbero tutti in galera , perché la SEC ( Security Exchange Commission) vigila perché ciò non accada L’azienda principe che per oltre mezzo secolo è stata al centro di questo sistema e che ancora resistono a questa forma di governo sono le GENERALI VENEZIA.
Questo report che, per circostanze di attualità ci ha portato a parlare anche di Tronchetti Provera e Telecom, doveva essere esclusivamente dedicato al predetto titolo sul quale si stanno determinando alcune situazioni che meritano approfondimento e potrebbero presentare interesse operativo per i nostri clienti.

FIAT RISPARMIO e ASSICURAZIONI GENERALI
Un 2006 molto promettente

Speculazione o investimento?
Fiumi di inchiostro si sono versati per tracciare un confine tra questi due termini, senza mai arrivare a una conclusione chiara e semplice. A guardar bene infatti tra i due termini non c’è alcuna differenza perché, in effetti, il risultato cui tendono e lo stesso : il guadagno.
La discriminetnte, dai più indicata come il fattore tempo, non è definibile oggettivamente , perché il tempo è sempre misurabile dall’uomo. Il concetto di speculazione ha invece una sua precisa definizione quando si parla di trading intreaday, strumenti derivati ecc. Questa premessa, sulla quale si potrebbe discutere a lungo, è stata da non messa in evidenza perché, gli eventi che richiamiamo all’attenzione della clientela, con ogni probabilità si verificheranno nella sessione di bilancio che, di solito, ha luogo nella tarda primavera ( e nel nostro caso in quella del 2007).

Fin dalla fine dello scorso anno la nostra strategia operativa, applicata al portafoglio virtuale di Borsadomani ,ha spesso operato su FIAT RISP che èè uno dei titoli che è stato spesso presente nel portafoglio virtuasle. Lo è ancora adesso ed il prezzo di carico è inferiore a quello di mercato. I motivi di questa assidua operatività su questo titolo sono i seguenti

I°) Nelle dichiarazioni di Marchionne di qualche giorno addietro che hanno confermato e rafforzato il momento felice per il lingotto. In particolare l’Ad di Fiat ha detto:
"Un Obiettivo di crescita per Fiat Auto dopo gli 1,7 milioni di auto del 2005 e i 2 milioni previsti per quest'anno, entro il 2010 potrebbe arrivare addirittura a quota 3 milioni se si concretizzano i nuovi prodotti e le alleanze daranno i frutti sperati. Marchionne, è ottimista nella prima giornata del Salone internazionale dell'auto di Parigi. I prodotti nuovi verranno annunciati ''quando a novembre ci vedremo con gli analisti finanziari''. ''Io credo -ha ribadito Marchionne - che la forza dei marchi, insieme alla gamma dei prodotti che abbiamo, ci aiuterà a riposizionare il marchio in Francia e in tutti i mercati europei. I risultati si vedranno nel 2008 e 2009''. Per quanto riguarda i marchi Lancia e Alfa Romeo, Marchionne ha previsto nel 2010 vendite per 300 mila vetture ognuno."A fine 2007 Maserati sarà in positivo", ha stimato Marchionne." Che in Fiat sia arrivato lo stratega giusto lo confermano i risultati ed era tempo che ciò accadesse e noi possiamo così tornare ad occuparci del nostro primo gruppo industriale che da qualche anno era assente dai nostri report per il poco interesse che presentava per il piccolo risparmiatore, nostro target esclusivo di riferimento. Ma la cosa più interessante detta dall’AD della Fiat à che i risultati fin qui ottenuti dal gruppo autorizzano ad affermare che per il 2006 ritornerà il dividendo.

II°) La conferma della distribuzione del dividendo privilegia, per regime giuridico che riguarda le azioni di risparmio e, nel nostro caso, della FIAT di risparmio, esalta la bontà dell’investimento perché si prevede un cumulo dei dividendi degli anni in cui non è stato distribuito e fino ad un massimo di 5 anni. L’azionista di risparmio ha poi diritto di prelazione sulle altre categorie ( Priv ed ordinarie). In conclusione, leggi vigenti in materia e statuto della società, lasciano prevedere che le azioni di risparmio della Fiat incassino un dividendo cumulativo per gli ultimi cinque anni che , nel minimo, non può essere inferiore a 0,41€ per ogni anno e per un totale quindi di almeno di 2,05€; solo dopo aver assegnato alle azioni di risparmio questo dividendo, potrà distribuire il dividendo sia alle privilegiate che alle ordinarie. La ciliegina sulla torta è poi costituita dalla finanziaria varata dal Governo ( se verrà approvata) che prevede , tra esenzione del bollo di circolazione, alle auto della categoria euro4, i e contributi e mobilità lunga ecc. ,farà vendere al lingotto almeno 100 mila vettura in più il prossimo anno. In conclusione le FIAT RISP. viaggiano oggi con un paracadute di circa 2€ e comprarle, magari aspettando il dividendo non ci sembra un’occasione da sprecare.

LE BANCHE D’AFFARI E LE PREVISIONI SU FIAT
Fiat è un titolo che andrà a tutta birra. Ne sono convinti gli analisti di Mediobanca Securities. Secondo questi esperti l'azione del Lingotto potrebbe centrare il traguardo dei 14,4 euro. Merito della cura Marchionne di tutto rispetto. Il timoniere della casa torinese ha infatti recentemente annunciato obiettivi decisamente ambiziosi come i 3 milioni di unità vendute entro il 2010. Secondo gli analisti della prestigiosa casa d'affari sono diversi i driver a sostegno di tanto ottimismo: l'incremento delle vendite in Russia, India e Cina; il lancio di nuovi modelli che dovrebbero contribuire in modo significativo alla crescita delle vendite, prima fra tutte la nuova Cinquecento e il restyling dei brand Lancia e Alfa. Questi giudizi di crescitas sono condivisi da Morgan Stanley, Goldman Sachs ed altri.

ASSICURAZIONI GENERALI
Le GENERALI, nell ’immaginario collettivo, sono da sempre il principe dei titoli difensivi, il titolo preferito dai cassettisti. Queste qualità che il titolo della Compagnia triestina possiede da sempre, ci hanno spesso spinto a trascurarlo, per lo scarso contenuto di appeal speculativo.
Un serie di circostanze, però, ci hanno spinto a suggerire l’acquisto di GENERALI, in un ottica di 8/12 mesi, anche se i risultati operativi potrebbero arrivare in un arco di tempo relativamente più breve.
A spingerci a formulare questo consiglio operativo sono stati soprattutto i numeri piuttosto che le considerazioni strategiche sulla crescita della Compagnia che, in ogni caso, sono ben presenti ed importanti. Le Generali, da tempi immemorabili, sono il classico punti di riferimento dell’operatore perché il loro andamento è sempre market perform. Tuttavia negli ultimi tempi non sembra che sia stata rispettata.
I numeri lo confermano: L’indice di riferimento Mib 30 ha segnato il suo massimo storico di tutti i tempi il giorno 6 marzo 2000 a punti 51.093; il minimo storico invece venne toccato il 12 marzo del 2003 a quota 20.580 punti. Al 6 ottobre 2006 il mib 30 ha toccato 38.831 punti Le GENERALI hanno raggiunto il massimo a 42,45€ il 28 dicembre 2000,mentre il minimo è arrivato a 14,23 il 23 settembre 2002; oggi il titolo del Leone naviga intorno intorno ai 30 euro. Dal i raffronti tra minimi e massi sia di indice che di –generali il primo dal minimo ha recuperato circa il 90%, mentre il titolo ha superato il 100%.
Per rirtornare ai rispettivi massimi l’indice mib 30 devere recuperare ancora il 31%, mentre le Generali il 42%, Se queste ultime confermeranno la loro tradizionale performance che è quella di essere più forte del mercato , il 42% vlo recupereranno primac dell’indice.

SEMESTRALE E BILANCIO '05 SPINGONO AL RECUPERO
La Semestrale Il gruppo Generali ha chiuso il primo semestre con un utile consolidato di 1.403,3 milioni di euro in crescita del 23,2% rispetto a un anno fa.
Il dato batte nettamente il consensus elaborato da Reuters che indicava un utile di 1.309 milioni.
Il volume premi complessivo si è attestato a 32,3 miliardi con una crescita del 2,7% in termini omogenei .
In particolare il ramo Vita è salito del 3,1%, i rami Danni dell'1,8%, dice una nota. I premi vita di nuova produzione sono stati pari a 13,3 miliardi con un incremento del 7,3%. Il combined ratio è sceso al 95,9% dal 96%, mentre l'embedded va-lue è salito a 26,3 miliardi dai 26 miliardi di fine 2005. L'embedded value è una misura oramai usata a livello europeo che cerca di misurare il valore intrinseco di una compagnia di assicura-zioni. L'embedded value è dato dal totale dei mezzi propri più il tota-le dei premi meno il costo (riserve tecniche, costo del capitale), ne-cessario per acquisire quei premi.
Se la capitalizzazione di un titolo non è molto superiore al suo embedded value il titolo probabilmente è a buon mercato. Il capitale in eccesso, comprensivo del debito subordinato per 4,4 miliardi, ammonta nel semestre a 5,5 miliardi (di cui una parte destinata all'acquisizione di Toro) .
Per fine esercizio la compagnia triestina stima un excess capital di 3,4 miliardi. Per l'intero anno si prevedono risultati in linea con i target fissato dal piano 2006-2008.

Il bilanciol 31 Dicembre 2005
Gruppo Generali, forte crescita di valore nel 2005: embedded value (ev) sale a € 25 mld da € 22,9 mld, roev a 12,3% per il 2006 previsto utile in crescita a € 2,2 mld risultati 2005, battuti i target:
* utile consolidato sale a € 1.918,6 mln da € 1.665,8 mln (+15,2%)
* dividendo in aumento del 25,6% a € 0,54 per azione
* ulteriore crescita dei premi a € 62.834,7 mln (+13,1% a termini omogenei) vita +18,1%; danni +1,6% in miglioramento tutti gli indicatori tecnici.

I PROGRAMMI DI CRESCITA
Generali punta ad entrare nel mercato inglese. Così, in sintesi, l’ad Giovanni Perissinotto in un’intervista rilasciata al Financial Times. Il ceo del gruppo assicurativo triestino vede nell’ingerenza della politica italiana, manifestata soprattutto nelle recenti vicende Telecom ed Autostrade, la causa del cosiddetto “italian discount”, per il quale la compagnia, pur essendo alla pari con le concorrenti europee, sarebbe sottovaluta sul listino azionario.
Generali, continua Perissinotto, poteva essere considerata inferiore ad alcune rivali europee qualche anno fa, ma nel 2003 è stato varato un piano triennale col quale ha recuperato terreno. Le azioni del Leone restano tuttavia su valori che rappresentano multipli più bassi, nonostante delle performance di tutto rispetto. Ed è l’ Inghilterra un mercato che si dovrebbe prendere a riferimento e dove Perissinotto ha individuato alcuni possibili target di acquisizione come Aviva e Prudential, in particolar modo dopo che in marzo la seconda ha rifiutato l’offerta della prima.
Tuttavia, entrambe le società rappresenterebbero oggi, anche se prese singolarmente, un obiettivo troppo impegnativo per le Generali e un merger basato sullo scambio di azioni avrebbe l’effetto di una forte diluizione dell’azionariato del gruppo triestino. Nei prossimi mesi, conclude Perissinotto, l’attenzione verrà spostata non solo su possibili deal, ma anche all’accordo con Intesa-Sanpaolo e alle cariche,visto che sono in scadenza fra gli altri i mandati del presidente Antoine Bernheim e dei due amministratori delegati, Perissinotto e Sergio Balbinot.

CONCLUSIONI OPERATIVE
Crediamo di aver illustrato con chiarezza i motivi che ci hanno spinto a segnalare questi due titoli che, per qualche mese, manterranno la loro presenza nel nostro portafoglio virtuale.
In particolare sulle Generali abbiamo volutamente trascurato di dare una qualsiasi importanza sulle tensioni sotterranee che corrono tra Intesa e San Paolo da un lato e Mediobanca e pattodi sindacato dall'altra.
Sullo sfondo vediamo con una certa apprensione la Francia che occupa già posizioni chiave nella nostra economia Per il piccolo risparmiatore però questi due titoli promettono risultati molto buoni. E non non abbiamo motivo di dubitarne.

LE GENERALI VENEZIA ED IL CAPITALISMO ALL’ITALIANA - IL RUOLO DI MEDIOBANCA AUTOREVOLE NEW ENTRY NELLE BANCHE D’AFFARI

Nella prima parte del report settimanale dedicato , tutto sommato, al vecchio (?) sistema di potere governato da Mediobanca, abbiamo fatto cenno alle GENERALI VENEZIA senza mai entrare nel perito operativo di questo titolo che, tra i tanti meriti, continua ad avere quello di essere il più affidabile titolo della borsa italiana. Ma per capirna l’allocazione ( ci capita di rado di parlare delle Generali Venezia) occorre allargare l’indagine al capitalismo ( termine tanto inviso alle sinistre) ed a quello che ha rappresentato in termini di progresso per la storia dell’umanità.
Le diverse anime del capitalismo
Fu George C. Lodge, professore della Harvard Business School, il primo ad avanzare la distinzione tra le due forme principali di capitalismo: la variante anglosassone, di tipo individualistico,britannico ed americano, e quella collettivista di stampo tedesco e giapponese.
La differenza sostanziale tra queste due forme di capitalismo risiede nel differente accento che esse pongono sui valori individualistici e su quelli della collettività, come elementi necessari al raggiungimento del successo economico. Per l’ America, se il successo dell'impresa sono i mezzi e l ' organizzazione, i beneficiari sono alquanto diversi. Queste le due forme individuate dal professore di Harvard, mentre il capitalismo all’ italiana, merita un discorso a parte per la sua originalitàˆ e diversitàˆ rispetto ai due modelli in argomento.
Il Capitalismo Del Consumatore
Se la strategia economica dell’impresa deve riflettere l’ottimizzazione del reddito, al fine di massimizzare i consumi, le imprese dovranno massimizzare i profitti. Ne consegue che i rapporti che l'azienda ha con dipendenti e clienti sono semplicemente un mezzo per massimizzare i profitti.
L’impresa non ha alcun obbligo sociale verso il salariato dipendente neanche l’ obbligo di curarne la formazione professionale. Assistenza, previdenza e formazione gravano sull’ ndividuo sul quale gravano anche icosti.
Assicurazioni e Universitàˆ sono i mezzi ( privati) che si occupano ( a pagamento) di questi problemi. L' esaltazione dei valori individuali e la massimizzazione del profitto sono le regole ; un fatto ostile come ad es. le fusioni e le acquisizioni di controllo; le leggi anti-trust e per la tutela della concorrenza sono severe ed un esempio ne può illustrarne la portata : a metàˆ degli anni trenta la Dupont de Neamours, azienda chimica degli Stati Uniti, approfittando della crisi economica dell'epoca, acquisì“ in borsa il controllo della General Motors. Intervenne l'autority federale che costrinse a rivendere sul mercato le azioni rastrellate. Questa forma di capitalismo può essere definita come l'economia del consumatore, mentre come vedremo, quella collettivista come l’ economia del consumatore
Il Capitalismo Del Produttore
Nella versione tedesco-giapponese del capitalismo l’individuo opera con l’obiettivo di entrare nel gruppo giusto. Da ciò˜ deriva il concetto di fedeltà all'impresa della quale si condividono le sorti e di conseguenza scopo principale dell’ mpresa collettivista, o sono l'assistenza, la previdenza e la formazione del dipendente. La banca universale del modello tedesco tipo Deutsche Bank o i Keiretsu verticali ed orizzontali giapponesi sono la regola e sono favoriti dalla legislazione, mentre negli Usa sono illegali e sono puniti anche penalmente. I Keiretsu verticali sono formati da fornitori, produttori e rivenditori, quelli orizzontali da un gruppo che controlla a sua volta una serie di keiretsu verticali. Ad es. Hitachi conta ben 688 aziende nel suo gruppo, Toyota 175 membri principali e 4000 secondari. In Germania la Deutsche Bank possiede quote azionarie non inferiori al 10% di 70 imprese, tra cui quote la Munich Re, la Karlstaad, la Sudzuker. Ci fermiamo qui, anche se l'argomento richiederebbe maggiori e migliori approfondimenti.
La Via Italiana Al Capitalismo
Crediamo di avere sufficientemente illustrato la struttura del mercato finanziario italiano, sia prima della guerra mondiale, che dopo e fino ai giorni nostri. Il capitalismo delle famiglie sopravvive, ma la tendenza al cambiamento è forte, mentre il dirigismo o se volete Colbertismo è ancora duro a morire anche se le spinte al cambiamento non mancano.
Non sono certo i nostri report lo strumento per approfondire questo argomento, ma lo abbiamo accennato perché è propedeuitico ad una situazione il cui peso è determinato ante negli equilibri del mercato finanziario nazionale e non solo. Il nostro riferimento riguarda infatti GENERALI VENEZIA e la sua controllante MEDIOBANCA.

MEDIOBANCA

Risultati Consolidati
L’esercizio chiude con un utile netto di 858,4 milioni, in crescita del 36% rispetto ai 632,4 milioni del passato esercizio.
A tale variazione concorrono il significativo aumento del risultato della gestione ordinaria (+40%, da 799,6 a 1.118,3 milioni) e utili su cessioni di titoli per 87,8 milioni (40,7 milioni) principalmente attribuibili allo smobilizzo Ciments Français.
L’esercizio è stato caratterizzato dalla forte crescita dei ricavi (+31%, da 1.156,6 a 1.511,7 milioni) le cui principali voci presentano il seguente andamento:
il margine di interesse cresce del 23% (da 480,2 a 593 milioni), per effetto del sostenuto sviluppo degl impieghi del corporate banking (+17%, da 10,5 a 12,3 miliardi) e dei retail financial services (erogato +21% a 4,6 miliardi); le commissioni ed altri proventi salgono del 26% (da 241,1 a 302,7 milioni) per il positivo contributo (2/3 circa del totale) dell’area corporate ed investment banking; il risultato dell’attività di negoziazione è pressoché raddoppiato (da 110,1 a 215,7 milioni) e include, oltre ai dividendi su titoli di trading (22,2 milioni), proventi per 40,8 milioni connessi al rimborso anticipato del prestito convertibile in azioni Ciments Français; i proventi da partecipazioni valutate al patrimonio netto registrano un incremento del 18% (da 285 a 335,3 milioni), riflettendo il positivo andamento reddituale di Assicurazioni Generali; i dividendi sui titoli disponibili per la vendita crescono del 62% (da 40,2 a 65 milioni).
Lo sviluppo dei ricavi – accompagnato da un contenuto aumento dei costi di struttura (+10%, da 357 a 393,4 milioni), prevalentemente riconducibile allo sviluppo dell’operatività e della presenza territoriale dell’area retail – consente un ulteriore miglioramento del rapporto costi/ricavi che scende dal 31% al 26%. Le svalutazioni su crediti (+30%, da 92,1 a 119,4 milioni), riguardano sostanzialmente l’attività retail e la loro dinamica riflette la crescita dell’erogato del credito al consumo (+23% a 2,3 miliardi), sempre più orientato, in linea con la tendenza di mercato, verso categorie di impiego a maggior marginalità e rischiosità (prestiti personali e carte di credito). Le imposte (221,5 milioni), tenuto conto dei ricavi esenti o soggetti a tassazione ridotta (apporto delle società consolidate a patrimonio netto, dividendi e utili da cessione), esprimono una aliquota di circa il 39%.
L’andamento dei principali aggregati patrimoniali è stato caratterizzato da un forte aumento degli impieghi a clientela (da 18,2 a 21,4 miliardi,+18%), con una crescita bilanciata del comparto corporate (+17% a 12,3 miliardi) e dell’area retail (+21% a 8,8 miliardi). La crescita della raccolta (da 24,5 a 29,1 miliardi) e la riduzione del portafoglio titoli disponibili per la vendita (da 7 a 5,5 miliardi) hanno determinato un’espansione degli impieghi di tesoreria (da 3,4 a 6,3 miliardi). Il patrimonio netto si attesta a 5.886,8 milioni (da 5,440 milioni) senza considerare l’utile di periodo. Il ROE sale dal 11,6% al 15,2%.
Semestre Generali
Il gruppo Generali ha chiuso il primo semestre con un utile consolidato di 1.403,3 milioni di euro in crescita del 23,2% rispetto a un anno fa.
Il dato batte nettamente il consensus elaborato da Reuters che indicava un utile di 1.309 milioni. Il volume premi complessivo si è attestato a 32,3 miliardi con una crescita del 2,7% in termini omogenei . In particolare il ramo Vita è salito del 3,1%, i rami Danni dell'1,8%, dice una nota. I premi vita di nuova produzione sono stati pari a 13,3 miliardi con un incremento del 7,3%. Il combined ratio è sceso al 95,9% dal 96%, mentre l'embedded va-lue è salito a 26,3 miliardi dai 26 miliardi di fine 2005.
L'embedded value è una misura oramai usata a livello europeo che cerca di misurare il valore intrinseco di una compagnia di assicura-zioni. L'embedded value è dato dal totale dei mezzi propri più il tota-le dei premi meno il costo (riserve tecniche, costo del capitale), ne-cessario per acquisire quei premi. Se la capitalizzazione di un titolo non è molto superiore al suo embedded value il titolo probabilmente è a buon mercato.
Il capitale in eccesso, comprensivo del debito subordinato per 4,4 miliardi, ammonta nel semestre a 5,5 miliardi (di cui una parte destinata all'acquisizione di Toro) . Per fine esercizio la compagnia triestina stima un excess capital di 3,4 miliardi. Per l'intero anno si prevedono risultati in linea con i target fissato dal piano 2006-2008.
Risultati Al 31 Dicembre 2005
Gruppo Generali, forte crescita di valore nel 2005: embedded value (ev) sale a € 25 mld da € 22,9 mld, roev a 12,3% per il 2006 previsto utile in crescita a € 2,2 mld risultati 2005, battuti i target:
* utile consolidato sale a € 1.918,6 mln da € 1.665,8 mln (+15,2%)
* dividendo in aumento del 25,6% a € 0,54 per azione
* ulteriore crescita dei premi a € 62.834,7 mln (+13,1% a termini omogenei) vita +18,1%; danni +1,6% in miglioramento tutti gli indicatori tecnici.
* migliora il combined ratio a 97,9% da 98,9%
* incidenza complessiva dei costi sui premi scende a 13,9 % da 16,1 %
* valore complessivo della nuova produzione in crescita del 12,1% a € 776 mln il patrimonio netto complessivo sale del 20% a € 17.554 mln.

31 Novembre 2006



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