L'attivita'.
Banco Popolare di Verona-Novara e' nato a meta' dello scorso
esercizio, a seguito della fusione tra la popolare di Verona
e quella di Novara, e rappresenta il settimo gruppo bancario
italiano, con una rete di quasi 1.140 sportelli, che vanta
una copertura territoriale estesa a 15 regioni in prevalenza
nell'Italia del Nord.
Gli ultimi sviluppi.
Le linee guida del piano industriale delle due popolari prevedono:
sinergie di costo e di ricavo; rafforzamento del radicamento
territoriale nelle zone storiche e particolare attenzione nei
confronti delle piccole e medie imprese, oltre che il progressivo
incremento della redditivita' delle filiali del nord-ovest
alla media del gruppo. Nel prossimo triennio il management
della societa' punta ad una crescita media annua degli impieghi
del 7,1%, della raccolta diretta del 5,1% e di quella indiretta
dell8,9%. Nel 2005 il gruppo conta di portare il cost/income
ratio (totale dei costi operativi sul margine di intermediazione)
al di sotto del 50% ed il raggiungimento di un ROE rettificato
nell' ordine del 20%. Sforzi saranno condotti anche per migliorare
la qualita' dell' attivo di bilancio: lindice delle sofferenze
lorde su impieghi lordi e' previsto migliorare costantemente
sino a circa il 3,5% di fine triennio.
Il controllo.
In quanto banca popolare, nessuno dei soci pu detenere piu'
dello 0,5% del capitale. Fanno eccezione i fondi comuni, che
nel caso in questione sono presenti con una quota complessiva
del 7,9% (Fidelity 5,9%, Amvescap 2%).
Gli ultimi risultati.
Banco Popolare di Verona-Novara ha terminato i primi nove mesi
dell' esercizio 2002 con un margine di interesse in aumento
del 5,5% a 956,7 milioni e un margine di intermediazione salito
a 1.632,9 milioni (+5%). I costi operativi del gruppo sono
passati dai 963,8 milioni di euro del 30/9/2001 ai 1.024,3
milioni di euro con un aumento del 6,3 %, per la maggior parte
riconducibile a costi di natura non ricorrente relativi all'
operazione di fusione ed al successivo processo di integrazione,
inferiori rispetto al previsto (30 milioni invece di 50 milioni).
L' utile delle attivita' ordinarie e' risultato pari a 442,7
milioni (+1,4%), mentre l'utile lordo, attestatosi a 623 milioni,
ha beneficiato di proventi straordinari netti per 180,3 milioni,
derivanti per la maggior parte dalla cessione della controllata
Impresol S.p.A. Il gruppo dovrebbe terminare l'esercizio 2002
con un utile netto in progresso del 35% circa a 415 milioni,
grazie alla citata operazione di dismissione della societa'
in cui era stato fatto confluire parte dei beni immobiliari
della popolare di Novara (incasso di oltre 130 milioni di euro).
Il titolo in borsa.
Negli ultimi mesi il titolo ha mostrato sostanzialmente un
andamento in linea con quello del settore di riferimento, risentendo
delle difficolta' dei mercati nonostante le sue caratteristiche
difensive, derivanti da una ridotta esposizione al risparmio
gestito e dall' avere una clientela in buona parte composta
da piccole-medie imprese fortemente radicate nel territorio
di appartenenza.
Il nostro giudizio.
La nostra visione sul titolo e' moderatamente positiva. Gli
attuali multipli sono interessanti e l'azione presenta un rendimento
interessante; ci non toglie che si avra' conferma dei benefici
previsti dall' integrazione con la Novara solo nei prossimi
anni e che nel caso di ripartenza del mercato, il titolo verrebbe
probabilmente un po' dimenticato.
Quello degli altri.
La stragrande maggioranza degli analisti del settore bancario
ha formulato un giudizio positivo sul titolo. La societa' e'
uno dei titoli dinvestimento consigliati tra gli istituti popolari.
Il Buy e' stato formulato da Eptasim, Caboto, Ubm, Santander
e Merril Lynch; tra quelli che sono convinti che il titolo
possa fare meglio del mercato ci sono invece Intermonte e Rasfin.
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